Tra storia e tradizione

Origini e tradizione

L’origine del Santuario si colloca nel contesto storico delle persecuzioni iconoclaste che, nell’VIII secolo, colpirono le immagini sacre nell’Impero bizantino sotto l’imperatore Leone III Isaurico. In quel periodo numerosi monaci furono costretti a lasciare l’Oriente, portando con sé le icone per preservarle dalla distruzione.

Secondo la tradizione, l’immagine della Madonna sarebbe giunta via mare, passando da Messina a Gaeta, e successivamente ritrovata sul Monte Civita da un pastore sordomuto, che avrebbe riacquistato l’udito e la parola.

Più verosimilmente, l’icona – di origine orientale – approdò nel territorio di Gaeta, dove è attestata tra il IX e il X secolo la presenza di comunità monastiche di tradizione greco-bizantina; a tale contesto si collega anche l’eremitaggio di san Nilo da Rossano intorno all’anno mille, testimonianza della vitalità della spiritualità monastica orientale in questa regione. L’immagine sarebbe stata quindi affidata al monastero di San Giovanni in Figline, situato tra Itri e Fondi, nelle vicinanze del luogo dove oggi sorge il Santuario. Il monastero, documentato già prima dell’anno 1009 e attestato nel 1147, costituiva un significativo centro di vita religiosa legato al territorio del Monte Fusco.

In tale contesto monastico l’immagine sacra fu custodita e venerata, e successivamente collocata in un luogo di culto sul monte, probabilmente dipendente dal monastero, dove prese forma la devozione alla Madonna della Civita.

Nel corso dei secoli il luogo divenne meta di pellegrinaggi sempre più numerosi, fino alla nascita del Santuario, che ancora oggi custodisce l’antica Icona quale segno della presenza materna di Maria e punto di riferimento spirituale per il popolo cristiano.

Storia del Santuario

La prima fonte storica del Santuario risale al 1147, quando un notaio di Itri, insieme alla moglie, donò alcuni beni all’abate Riccardo per il restauro della Cappella della Madonna della Civita.

Nel 1491 il Santuario assunse una nuova forma per accogliere il crescente numero di pellegrini e venne solennemente consacrato il 20 giugno dello stesso anno dal Vescovo di Gaeta Mons. Francesco Patrizi, che lo dedicò all’Immacolata, quando ancora il dogma mariano non era stato definito dalla Chiesa.

Nel 1527 i fedeli attribuirono all’intercessione della Madonna la liberazione dalla peste. In memoria di tale evento il Vescovo di Gaeta Mons. Carlo Pergamo fissò al 21 luglio la festa principale del Santuario e, nel 1775, presentò al Capitolo Vaticano la richiesta per la solenne incoronazione della taumaturgica Immagine, che ebbe luogo il 20 luglio 1777.

Nel 1820 il Santuario fu nuovamente ampliato su progetto dell’ingegnere De Donatis, con la realizzazione di nuovi ambienti destinati ad accogliere i numerosi pellegrini.

Un momento particolarmente significativo nella storia del Santuario è legato al Beato Papa Pio IX. Durante il suo esilio a Gaeta, il Pontefice, il 2 febbraio 1849, indirizzò da questa città a tutti i Vescovi del mondo l’enciclica Ubi Primum, con la quale chiedeva il loro parere circa la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.

Il 25 febbraio 1849 il Papa, accompagnato dal re Ferdinando II di Borbone, si recò pellegrino al Santuario della Civita per affidare alla Vergine la sua intenzione e trovare conforto nel cammino verso la definizione del dogma. In ricordo della visita lasciò in dono un calice, alcune monete e una dedica con le parole: Gloriosa dicta sunt de te, Civitas Dei.

Nel 1877 lo stesso Beato Papa Pio IX concesse una seconda incoronazione dell’Immagine, accogliendo la richiesta dei fedeli e ricordando la particolare grazia ricevuta durante la sua visita al Santuario.

Il 25 giugno 1989 anche San Giovanni Paolo II, in occasione della sua visita pastorale all’Arcidiocesi di Gaeta, giunse pellegrino al Santuario per venerare l’Immacolata Madre di Dio e incontrare i fedeli, in particolare i malati e i sofferenti, ai quali rivolse parole di conforto e di benedizione. Richiamando la storica presenza del Beato Pio IX e il cammino che condusse alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione, il Pontefice affermò che «Gaeta è la culla del dogma». Tali espressioni fanno eco alle parole autografe lasciate dal Beato Pio IX durante la sua visita alla Civita nel 1849: Gloriosa dicta sunt de te, Civitas Dei («Cose gloriose si dicono di te, città di Dio»), riconoscendo nel Santuario un luogo profondamente legato alla devozione all’Immacolata e al cammino spirituale che portò alla proclamazione del dogma nel 1854.

La Chiesa e le opere d’arte

La chiesa del Santuario è a tre navate, di cui quella centrale, più ampia, conduce all’altare maggiore, dove è custodita la venerata immagine della Madonna della Civita.

L’altare maggiore, in marmi policromi con intarsi di scuola napoletana del XVIII secolo, è opera del maestro Filippo Pecorella ed è delimitato da una balaustra marmorea riccamente decorata.

La volta presenta affreschi raffiguranti alcuni episodi della storia del Santuario, realizzati nel 1919 dal pittore napoletano Salvatore Cozzolino e successivamente ritoccati dal professor A. Rollo di Bari, autore anche della statua della Madonna posta sulla sommità della chiesa.

Nelle navate laterali si trovano due altari dedicati ai santi Gioacchino e Anna, genitori della Vergine Maria.

Sulla cantoria è collocato l’organo a canne costruito nel 1914 da Pacifico Inzoli, con dodici registri su unico manuale e pedale.

Alcuni elementi, tra cui le due colonne dell’altare e il lavabo della sagrestia, provengono dall’antico convento di San Francesco.

Il Santuario conserva inoltre reliquie, paramenti sacri ed ex voto, segni della devozione dei fedeli.

Tra le opere pittoriche si ricordano una Natività di scuola napoletana, una Madonna con San Francesco di Paola, un’Assunta e una copia su tavola della Madonna della Civita attribuita a Sebastiano Conca.